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1936: Il Problema Dei Caccia a Cinquecento Orari

 











Pubblicita’ Aeronautica C.A.B. del 1936

 

In un prossimo futuro il caccia dovrà inevitabilmente sdoppiarsi in due tipi ben distinti:

1° tipo. - Monoposto di piccole dimensioni, molto. leggero, con breve autonomia, relativamente poco caricato per metro quadrato. Questo per permettergli di realizzare forti velocità ascensionali, indispensabili per il genere di difesa al quale sarà destinato, cioè quello dei centri abitati e degli agglomerati industriali. Alla forte velocità dei bombardieri attaccanti contrapporrà la facilità con cui potrà realizzare t'attacco in picchiata. L'armamento sarà costituito da più mitragliatrici di grosso calibro, senza escludere l'impiego di cannoncini. Questo tipo di caccia preciserà insomma quello che gli inglesi chiamano « intercettatore », e le sue caratteristiche dovranno soddisfare in grado sempre maggiore le esigenze imposte dall'impiego della caccia su allarme.



2° tipo. - Plurisposto, più facilmente bi che triposto, bimotore, velocissimo, con grande autonomia, potentemente armato. Suo specifico impiego sarà quello di attaccare le formazioni nemiche in volo. Rappresenterà la realizzazione dell'apparecchio da combattimento come è preconizzato dai tattici della guerra aerea.

Come è possibile scorgere fin da ora, con l'andar del tempo i due tipi sempre più si differenzieranno, finchè scomparirà il caccia « compromesso» che si è cercato fino ad oggi. Attualmente l'apparecchio da combattimento ha un peso che si aggira sulle due tonnellate. Per il futuro, in conseguenza dell'alta autonomia richiesta in coincidenza con la forte velocità e l'elevata efficienza "dell'armamento, raggiungerà le quattro e anche le cinque tonnellate, risultando in tal modo meno idoneo del primo all'attacco in picchiata, classica formula della caccia aerea. Sarà quindi necessario studiare metodi diversi di avvicinamento. Potranno fornire direzioni a queste ricerche gli studi che si stanno facendo su un diverso sistema di puntamento e funzionamento delle armi a bordo.

Per un aeroplano militare l'armamento è un campo d'indagine altrettanto fecondo quanto quelli della finezza aerodinamica e del rendimento dei motori. Armi automatiche puntabili e comandabili a distanza, da un solo operatore per mezzo di una « centrale di tiro», possono portare a conseguenze di enorme importanza. Quando gli esperimenti che si stanno eseguendo in merito avranno raggiunto i risultati che si sperano, vedremo trasformarsi l'intera architettura aeronautica per questo genere di aeroplani. Essi saranno probabilmente i primi a realizzare il tipo di velivolo « tutt'ala».

I 500 orari che sono oggi velocità di pochi prototipi non possono tardare a divenire velocità degli apparecchi di serie. Nessuna particolare difficoltà vi si oppone. Occorrerà, innanzi tutto, elevare la quota di navigazione normale. A 3500 metri e a parità di potenza si ha un incremento di circa il 13 per cento della velocità al suolo, per i I solo fatto della rarefazione dell' aria. A 4500 metri tale incremento diventa del 20 per cento. E' questo un guadagno che si potrà realizzare con la semplice adozione di compressori più efficienti. Una seconda spinta verso i 500 Km. orari sarà data dal perfezionamento degli apparati di ipersostentazione. Coi sistemi attuali sono concessi carichi alari di 160 Kg. per metro quadrato. Con ipersostentatori perfezionati e razionalmente sfruttati sarà possibile arrivare ai 200 Kg. per metro quadrato.

Un perfezionamento da non trascurare è pure quello del raffreddamento del motore e del compressore dato che migliore raffreddamento significa aumento di potenza (particolarmente in quota), e potenza è già velocità. Per quanto riguarda la finezza aerodinamica delle costruzioni, nulla di radicale dobbiamo attenderei, almeno per il momento. Tuttavia sarà interessante studiare, e applicarne le conseguenze, quei fenomeni di interferenza aerodinamica fra le varie parti dell'apparecchio, che in qualche caso hanno dato effetti propulsivi. Non è improbabile che, pienamente conosciuti, essi diano incrementi di velocità sensibili.


Cesare Pallavicino

progettista apparecchi Caproni CAB

 

1936: Il Problema Dei Caccia a Cinquecento Orari

Vi proponiamo un articolo apparso sul '"L'Ala D'Italia" anno 1936 a firma dell'Ing. Cesare Pallavicino, capo ingegnere presso gli stabilimenti CAB - Caproni e realizzatore della serie bimotore Caproni Ca.309 - 314 durante il secondo conflitto mondiale.








Il Ca.135 creatura dalla Caproni Aeronautica Bergamasca