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1919-1920 Ricordi della Squadriglia Aerea del Carnaro

 














Articolo di giornale

 


Un nostro velivolo precipita sulla città

Due aviatori morti

Questa mattina un grave avvenimento luttuoso ha impressionato la città. Verso le 11 i passanti potevamo ammirare gli audaci voli di un veivolo montato da due aviatori che librandosi a poca altezza sopra il porto, compì due giri della morte, dirigendosi a bassa quota e con grande velocità verso Sussak. Di lì ritornò, seguito dagli sguardi di numerosi curiosi, attenti alla manovra.

Quando il veivolo che si trovava a circa cinquecento metri di altezza, nel suo ritorno fu sopra le case di San Vito, chi lo seguiva canstatò un rallentamento dell'elica, che, dopo un poco rimase totalmente ferma. Coloro che conoscono il funzionamento dei veivoli ebbero subito la percezione che qualche cosa di anormale succedeva al motore.

Ed invero il veivolo cominciò subito a precipitare ed a ondulare. L'aviatore che lo giudicava doveva certamente cercare di tenere in equilibrio l'apparecchio, per portarlo sopra uno spiazzo.

Ma mancò il tempo e la possibilità: il veivolo improvvisamente precipitò vertiginosamente, battendo contro la casa Fabich di via Pomerio.

Il veivolo s'abbattè in un piccolo cortile tra la casa Fabich e la casa Viezzoli. Un alta colonna di fumo si alzò dal motore in fiamme.

Uno degli aviatori piombato dall'alto cadde su la ringhiera che chiude il cortile rimanendo infilato in due lance, che gli trapassarono il fianco e il cuore. Gli accorsi trovarono così il corpo del compianto, lambito dalle fiamme.

Il secondo corpo era in mezzo al cortile, reso irriconoscibile dalle fiamme che l'avevano tutto ustionato.

Le persone accorse rimasero fortemente rattristate della grave sciagura, molte donne piangevano.Poco dopo giunse sul luogo il Comandante, ed i corpi dei due valorosi vennero trasportati alla cappella mortuaria del cimitero.Il veivolo precipitato portava il numero 31.

I due disgraziati aviatori sono: il tenente Aldo Bini, decorato di medaglia di bronzo, e il vicebrigadiere dei carabinieri Giovanni Zeppegno, appartanente alla 128 Squadriglia di Bolzano.

Non sorge nuovo sole che non sia preceduto da un'alba sanguigna. Fiume italiana ha oggi il suo primo sangue. Segnamo nel nostro cuore questi due nomi ormai sacri alla storia. Aldo Bini e Giovanni Zeppegno, assunti come gli evangelisti all'immortalità in un gran carro di fuoco volontariamente offertisi per la libertà di Fiume e la gloria d'Italia oggi, come ieri, sul cielo del Quarnaro come sul cielo del Carso e dall'Altipiano. L'esercito di Fiume ha due volontari di meno e una gloria di più; una gloria di fronte alla cui maestà divengono insignificanti i cecchini malvagi di cui insultava gli avventurieri della nostra legione, di chi opponeva alla nostra fede i conti del carbone e del grano. Due spoglie sacre schiaffeggiano con la loro maestà , i vigliacchi e gl'ignavi. Sentite: Aldo Bini era già stato vittima due mesi addietro d'un disastro aviatorio. Gravemente ferito, dal letto dell'ospedale, aveva giurato al padre di non più volare. Ma Fiume lo aveva chiamato. La salvezza di Fiume, recandovi il suo aeroplano e la sua fede. Domani il padre, la fidanzata, gli amici saranno che Aldo Bini ha pagato con la vita il suo amore per l'Italia. Con lui ha dato il suo tributo il Brigadiere Zappegno, venuto con lui da Bolzano, bello e bravo giovane di cui tutti abbiamo ammirato la serietà e la fede.

 


 

Le Ali d'Italia con noi

La 38.a Squadriglia Aeroplani invia la seguente nota da Trieste, 24 settembre:

Al Comandante Gabriele d'Annunzio

In seguito al lancio di manifestini eseguito su Fiume da un apparecchio italiano, in diversi giornali si leggeva che l'apparecchio apparteneva ad una squadriglia che presta servizio al 26.o corpo d'armata.

La 38.a squadriglia da ricognizione per artiglieria, la mia, l'unica (almeno credo) che sia alle dipendenze del 26.o corpo di armata, il 15c.m. non aveva apparecchi in volo, perchè da questi, inseguito ad ordine superiore, erano stati tolti i magneti.

Al contrario , il 13 mattina, tutti i subalterni col comandante (tenente Travagliante) volarono su Fiume, lanciando messaggi a voi indirizzati: messaggi coi quali ci si dichiarava pienamente solidali al vostro operato.

Tenente Alfredo Scotti

osservatore 38.a squadriglia Aeroplani.

 

 


 

IX Agosto 1918 - IX Agosto 1920

Il secondo anniversario del volo su Vienna

Fiume d'Italia ha voluto degnamente ricordare il volo su Vienna insieme con otto audaci, Gabriele d'Annunzio.

La cerimonia era preannunciata da un nobilissimo manifesto del Sindaco.

Verso le 18 la piazza Dante cominciava ad affollarsi e solo dopo le 19 i reparti hanno la possibilità di formare il quadrato: la folla enorme si accalca intorno e tende a rompere i cordoni di truppa e ad invadere il centro della piazza. Quivi sono raccolti gli aviatori di Fiume comandati dal magg. Lombard. Alle 19,13 accolto da un applauso prolungato che si propaga rapidamente per il Corso Vittorio Emanuele e per la Piazza Dante, giunse in automobile il Comandante.

Egli scende, saluta il comm. dott. Grossich e il Sindaco cav. Gigante, venuti ad accoglierlo, indi passa in rivista le truppe che presentano le armi, fra continui applausi e sotto una pioggia di fiori.

La consegna del gagliardetto

Terminate la rivista il Comandante si avvicina al gruppo degli aviatori, stringe loro la mano e scambia parole di saluto e felicitazioni.

Al gruppo si avvicinano cinque bambine che offrono agli eroi del volo su Vienna splendidi mazzi di fiori. Al Comandante viene offerta una magnifica corona di lauro e di quercia.

Subito dopo nella piazza gaia e festosa si fa un silenzio religioso: parla il Comandante.

Egli parla rivolto ai quattro compagni presenti i tenenti: Locatelli , Censi, Granzarolo e Sarti; nella sinistra tiene il magnifico gagliardetto offerto dalle donne milanesi.

Lo stendardo del Leone

Squadra aerea del Carnaro, Fiamme blu, compagni d'ala, compagni miei nel cielo di Vienna e in ogni cielo combattuto, oggi è il secondo anniversario del grande volo.

Il primo anniversario lo celebrammo nella tristezza della separazione. Ma l'impresa di Fiume era già deliberata irrevocabilmente. L'occhio era già fisso come la volontà.

Vi mandai un messaggio in cui era detto: "Avrà ragione chi non fu mai stanto e chi non sarà mai stanco".

Era detto quel che oggi ridico in Fiume nostra, città di vita e decoro della patria.

Locatelli, Censi, Granzarolo, Sarti, siete presenti. Finzi, Massani, siete lontani e certo afflitti d'essere assenti. Palli, Allegri, siete sottoterra, e nel sommo cielo, e veggenti.

Dei nove cinque siamo qui. Dei sette vivi, cinque siamo qui. E sono qui altri compagni d'altre prove non meno audaci. E sono qui, spiriti alzati intorno allo stendardo, i nostri martiri: Scaffidi, Bini, Ferri, Zeppegno. Li chiamo. Intorno allo stendardo del lungo volo io levo l'appello eroico ai vivi e ai morti. Per essi la Causa è alata, immortalmente. I colori di questa insegna splendevano sui fianchi dipinti delle nostre fusoliere. L'insegna purpurea del Leone con le bande fiammeggiava nel vento della rapidità e dell'intrepidezza.

Ora è issata in cima al ferro d'una lancia di cavaliere: d'una vecchia lancia appartenuta al reggimento rosso di Francesco Baracca. Il motto che v' è inscritto io lo trovai nella notte di Cattaro, Iterum rudit Leo: il Leone rugge un'altra volta. Quella notte il rugghio imitava lo scoppio della bomba.

Squadra del Carnaro Fiamme blu, affido lo stendardo all'alfiere: a quello che primo prese terra nel ritorno.

Le cinque bande si volgono tuttavia a levante,obbedendo al soffio del destino. Parole sobrie, o Teste di ferro. Mentre spira il mese undecimo in Fiume armata e libera, la certezza di ferro è in noi. In noi tutti; nei combattenti del cielo, della terra e del mare.

Legionari e cittadini, popolo unico e magnanime di Fiume, salutate il segno vittorioso in cima a questa lancia di cavaliere che sfavillò nella carica. legionari, presentate le armi ! Cittadini scopritevi ! L'aquila della gloria latina passa sopra noi, nel più periglioso cielo del mondo. Intonate il novo inno!

 

Alla fine del breve e vigoroso discorso scoppia un nuovo applauso. Il Comandante riconsegna il gagliardetto offerto agli aviatori dalle donne di Milano, al ten. Censi, indi abbraccia e bacia commosso i quattro compagni della sua audacia.

La banda della brigata Sesia, eseguisce il nuovo inno a Fiume del maestro La Botella. Indi comincia la sfilata che si svolge ordinatissima nella seguente formazione.

In testa alle truppe il col. Rossi; poi seguirono; la Marina, i Granatieri, Brigata Regina, Brigata Sesia, batt. Randaccio, Alpini di Morbegno, Arditi VIII, XII e XXII Reparto, Comp. d'Annunzio, Artiglieria da montagna, campale e di Marina, Reparto Autoblindo, Guardi di Finanza, Battaglione fiumano con reparti di Polizia militare; Legione della Venezia Giulia, legione Dalmata, Bersaglieri, Piemonte Reale Cavalleria.

Durante tutta la sfilata i vari reparti vennero salutati da fragorosi applausi. Commovente il saluto delle truppe quando giunte all'altezza del palco ove si trovava il Comandante anzichè l'usuale " A noi ! ", gridavano forti e frementi: "Spalato !".

Dopo la bellissima sfilata che duro' quasi un'ora, il Comandante non volle ritornare al palazzo in automobile ma bensì, postosi alla testa della truppa, al suono della banda si resò marciando fino al Comando, la facciata del quale era illuminata - come nelle grandi occasioni - dallo stellone fiammeggiante di tutte le sue luci.

Migliaia di cittadini accompagnarono i reparti fino al Palazzo cantando e inneggiando all'Italia, a Gabriele d'Annunzio.

 

1919-1920 Ricordi della Squadriglia Aerea del Carnaro

Grazie a Riccardo Rivellini possiamo nostrarVi queste foto e questi articoli di bollettino che ricordano gli aviatori della Squadra Aerea del Carnaro che con Gabriele d'Annunzio era presente a Fiume negli Anni 1919-1920 :















Articolo di giornale














Articolo di giornale














Eugenio Casagrande pilota della Giovane Italia a fianco dello SVA di Giordano Bruno Granzarolo * (esemplare 11721 tutt'ora conservato a Vigna di Valle) Arch. Rivellini. (*Note di Paolo Varriale)














foto di Eugenio Casagrande con i piloti . Arch. Rivellini.